Il giorno che dimenticai mio figlio in ascensore


bollo9Aprii la porta con impazienza, forzando sulle chiavi e sbattendola dietro di me. Avevo fretta, una fretta che mi metteva prurito in tutto il corpo. Ero stato assalito dal rovello dei conti perche’ rifacendo mentalmente gli ultimi passaggi del bilancio, c’era un buco, un enorme buco di cui mi ero accorto solo la sera prima. Risalendo le scale continuava quel terribile pensiero, se non avessi trovato entro la sera la voce dell’ammanco avrei dovuto avvertire il direttore e poi il consiglio d’amministrazione. Mi misi alla scrivania subito, accesi il computer, tirai fuori le carte e cominciai il minuzioso lavoro di revisione. Erano le 11 e trenta, alle tre mi alzai per un caffe’ e un po’ d’acqua e alle quattro ormai stavo per precipitare nel baratro. Sentii solo la chiave che entrava nella toppa e i miei sensi scattarono come una molla, tutti insieme risvegliati dal suono familiare e dall’allarme che il mio cervello fino a quel momento, fermo e in stasi come un motore a folle, scatto’ all’improvviso. Mia moglie non era ancora nell’atrio e io ero gia’ sulla porta, paonazzo in preda al terrore che mi toglieva l’aria, ma che avevo l’obbligo di gestire. Prima che lei, aprendo il sorriso, potesse sussurrare e poi gridare, come faceva al suo arrivo, “Amore, c’e’ la mamma”, io cercavo di emettere dei suoi che non fossero ottusi dalla paura e dalla vergogna. Avrei voluto piangere, da solo, ma non potevo farlo. Avrei voluto buttarmi a suoi piedi, ma non potevo farlo. Lei impallidi’ perche’ il mio viso le aveva gia’ comunicato qualcosa di spaventoso e forse per questo, per il troppo spavento, sussurro’ piano : “Carlo, dov’e’ il bambino?”

No, non potevo piangere, ma una lacrima scese secca e spofondo’ in basso. Lei ripete’ rauca prendendomi il braccio :”Carlo, dov’e’…” Ma non riusci’ a finire, le venne’ fuori solo di nuovo il mio nome strozzato e perentorio: “Carlo!” le presi le spalle e cercando di calmarla le dissi in un soffio “Perdonami,non so cosa sia successo stamattina ma … sono sceso da solo, cioe’ quando sono uscito dall’ascensore ero solo, vuol dire che ho lasciato Luca in ascensore”.

Si alzo’ come un ululato, mostruoso, e la vidi scappare e correre giu’ per le scale pigolando il nome del figlio: “Luca, Luca,Luca” . A meta’ scala riuscii a riacciuffarla. Aveva il viso stravolto gli occhi gonfi, ma anche tutto il resto era gonfio e deformato probabilmente nello sforzo di non piangere.

“Fermati ti prego, ragioniamo. Dobbiamo ragionare per capire dove puo’ essere ora”

“Sei un uomo senza criterio e mi chiedi di ragionare, su cosa vorresti ragionare, non voglio cercarlo con te, devo trovarlo e portarlo via da qui da un incosciente”. E riparti’ di corsa per le scale.

“ Ma non capisci che dobbiamo cercarlo insieme che insieme lo ritroviamo. Continuava la sua corsa franosa per le scale , eravamo scesi di soli due piani e non capivo piu’ quella furia che invece di darci un ordine di priorita’ andava a cercare a caso.

“Fermati perche’ fai le scale? Cerchiamo di pensare le mosse da fare, ricostruiamo gli orari e intanto chiamiamo la polizia per la denuncia”. Non feci in tempo a finire la frase che si rigiro’ facendo perno su un piede e come una bambola, dalle gote rosse, mi mollo’ un ceffone .

“Ancora non ti rendi conto di quello che hai fatto? Io la polizia la chiamero’ dopo, ma per farti arrestare. Lo capisci che chiamare la polizia significa ora perdere per sempre Luca? Loro ce lo porterebbero via per inadempienza, perche’ nessuno puo’ credere che un padre abbandoni suo figlio in un ascensore. Ammesso che si riesca a trovarlo dovremmo confessare al mondo di aver lasciato da solo un bambino di due anni appena” non fini’ la frase crollo’ sul pavimento del pianerottolo e comincio’ a piangere. Me la caricai addosso e ci rifugiammo in una nicchia delle scale dove potemmo piangere in silenzio per non destare sospetti. Aveva ragione lei, seppure avessimo trovato Luca, il rischio che un tribunale ce lo portasse via era altissimo, ritornai in me e le sussurrai in un orecchio che dovevamo agire insieme e in maniera circospetta, salire subito in casa prendere un foglio e gestire un piano d’azione . Saliti e di fronte al foglio capii che quella era la mia unica possibilita’di salvezza, forse non avrei recuperato mia moglie e la mia vita precedente, ma era piu’ importante trovare Luca. Cominciai a scrivere i tempi della mattina: ero sceso con il bambino alle 9, avevo attraversato il parco,, di ritorno mi ero fermato dal giornalaio e a comprare il pane. Alle 10.40, l’ultima volta che avevo visto l’ora avevo deciso di rientrare. Al centro del foglio scrissi il numero 11, l’ora approssimativa in cui Luca era sparito dal mio controllo, accanto al numero scrissi tutte le persone che avevo incontrato poco prima, il giornalaio, una colf che usciva per la spesa, il portiere. Poi scrissi i numeri dei piani e gli appartamenti del condominio, i piani erano dodici e c’erano tre appartamenti a piano. Le famiglie erano dunque 36 piu’ quella del portiere. Al nostro piano abitava un giornalista che viveva solo e non si vedeva mai e una famiglia con due figli grandi, a quell’ora erano tutti fuori, mentre dal piano di sotto cominciava una forma oscura di nebulosa, non conoscevamo quasi nessuno. Al quinto doveva esserci un tizio di mezz’eta’ con cui avevo scambiato rapidi saluti, un uomo tutto d’un pezzo che avevo incontrato mentre rientrava dall’ufficio, mia moglie si ricordo’ di una signora con bambina ma non ricordava il piano e della colf che avevo incontrato la mattina .

“Da dove partiamo?” disse lei allucinata “e’ sempre piu’ tardi”

“Dal portiere non possiamo far altro che partire da lui. Se non ha visto uscire il bambino vuol dire che e’ ancora nel palazzo. Ma devi andare da sola e dire che non ci hai trovati in casa e chiedergli se ha visto uscire il bambino con me naturalmente, no anzi ho un’idea. Digli pure che oggi cominciava una nuova bambinaia e vuoi sapere se l’ha vista uscire con Luca”.

Anche a lei questa sembro’ una buona idea. Percio’ ando’ in bagno si trucco’ gli occhi e passo’ il rossetto e usci’ senza dirmi altro. Rimasi in silenzio e ripassai meticolosamente gli ultimi movimenti fatti prima di lasciare Luca in ascensore. Ero salito spingendo il passeggino che avevo posizionato sul fondo. Davanti ai piedi avevo messo le due buste con la spesa e i giornali, Luca dormiva e io avevo evitato ogni piccolo rumore cedendo al pensiero, al rovello della mattina e della sera precedente. La mia carriera era in bilico, ma questo non giustificava la mia disattenzione al punto che non mi sembrava possibile che io fossi il protagonista di quella tragedia, non potevo essere stato io. Ma Luca non era piu’ in casa e nemmeno in un’altra casa o dalla nonna o all’asilo o al parco con la baby sitter. Luca era sparito ingoiato dal palazzo, prigioniero di qualcuno o semplicemente in custodia da qualcun altro che l’aveva trovato e ora l’accudiva? Oppure un altro ancora aveva approfittato di un bambino solo e… Mi sembrava di impazzire, cosa puo’ capitare a un bambino cosi’ piccolo che e’ stato perso? Cominciai ad immaginare e decisi di segnare sul foglio una serie di ipotesi:

Ipotesi A: l’ascensore viene richiamato all’ingresso, ad aspettarlo un idraulico o un operaio che per la prima volta viene nel condominio. Vede il bambino che dorme, si spaventa sale al suo piano e esce dall’ascensore furtivamente senza dare nell’occhio . L’ascensore viene richiamato da un’inquilina che non conosce Luca. Anche lei ha un moto di paura entrando nell’ascensore occupato da Luca che continua a dormire, per questo corre di filata dal portiere col bambino .

Ipotesi B: l’ascensore viene richiamato a terra, ad aspettarlo una giovane coppia che cerca un appartamento. Imbarazzati e curiosi salgono col bambino che dorme. Si chiedono come sia possibile che un bambino sia solo, poi lei presa da coraggio dice: “Portiamolo via e’ cosi’ bello”. Lui ha paura, ma lei insiste :” se l’hanno abbandonato cosi’ sono delle bestie” . Si fanno coraggio e escogitano u piano. Mollano il passeggino in un angolo e riscendono a piedi. Lui fa il palo e aspetta che il portiere si allontani. Lei con il bambino in braccio dormiente sgattaiola via.

Ipotesi C :Il bambino e’ rimasto nel palazzo in custodia di qualcuno che aspetta . Si’ ma cosa aspetta?

Ipotesi D: Il portiere ha trovato il bambino e ha avvertito la polizia.

Intanto era risalita mia moglie con una faccia stravolta ma intraprendente, occhi dilatati e lucidi : “ Luca non e’ mai uscito dal palazzo”

“Come fai a saperlo con certezza?”

“Il portiere non l’ha mai visto uscire con una bambinaia ne’ con te o altri, ma ha trovato il passeggino nel pomeriggio in un angolo del piano terra.” Oh dio come potevo dirle che avevo proprio ipotizzato uno scenario simile e che in questa ipotesi il bambino veniva rapito?

“Ma il portiere cosa ha detto il portiere?”

“Cosa vuoi che dicesse mi ha chiesto perche’ abbiamo lasciato il passeggino incustodito, lui ha dovuto portarselo in casa, ma perche’ mi fai queste domande?”

“ Ti faccio domande per capire come agire, dove puo’ essere ora Luca, se il passeggino e’ stato abbandonato accanto alla portineria avra’ un significato?”

“Va bene ma dimmi ora cosa facciamo”

Gia’ da dove si comincia quando l’ipotesi e’ la peggiore? Mi concentrai per cercare una soluzione che non la mettesse in agitazione “ Non ci resta che bussare porta a porta, chiedere uno ad uno sperando che nessuno ci denunci”

“Insieme o separati”

“Separati” risposi d’impulso, immaginando la mia vergogna mentre chiedevo: “Scusi avete per caso trovato un bambino in ascensore? Io sono il padre e stamattina per un attacco di idiozia o non so cos’ altro l’ho scordato nell’ascensore. Ma se non lo trovassi potrei morire di dolore”. Che orrore. Erano le sei si stava facendo tardi e la notte Luca non riusciva ad addormentarsi senza la mamma, gli occhi mi si velarono di lacrime. “No meglio insieme, dobbiamo dare un’idea di sicurezza, ma anche di unita’, almeno per ora” mi corressi.

“Ma chi parla e cosa diciamo?” disse lei

“ Lo faro’ io”. Cominciammo dal primo piano fidandoci del segnale che sembrava darci il passeggino lasciato al piano basso. A mia moglie venne l’idea migliore andare in tre, io lei e il passeggino. Bussammo alla prima porta, i denti mi scricchiolavano in bocca per l’ansia. Si affaccio’ una vecchia signora con una crocchia di capelli grigi preceduta da un cane che ci guardava senza emettere suono. Era la situazione migliore che potesse capitarci per prima, una donna anziana e’ piu’ indulgente con una coppia di giovani sbadati. Gia’ perche’ avremmo dovuto impersonare degli sprovveduti, inavveduti e un po’ idioti genitori. Quella orribile specie moderna di padre e madre alla soglia dei 40 col pargolo come finale di sorpresa di carriera e di soldi. “Ci scusi” esordi’ piano mia moglie , ma io subito presi il sopravvento “Sì ci scusi, siamo quelli dell’ultimo piano, del 12” quelli dell’ultimo piano, ecco mi sembro’ subito che il tono confidenziale giovanile fosse il piu’ detestabile per un’anziana signora col cane. “Purtroppo oggi ci e’ successa una cosa spiacevole anzi, scusi, molto grave”

Continuo’ lei “la nostra bambinaia” mentre lei lo diceva arrossii per quello che mi sembro’ un gesto di affetto “la nostra bambinaia” e intervenni di nuovo io “La nostra baby sitter” bambinaia mi sembro’ desueto e aristocratico insieme, “ha dimenticato il nostro bambino Luca di due anni in ascensore, Luca e’ biondo con grandi occhi nocciola e stamani aveva felpa blu e calzoncini blu” La vecchia allungava sempre piu’ il viso e quell’espressione incolore. Ritorno’ alla carica mia moglie “Ha per caso visto un bambino piccolo che puo’ somigliargli? Lo ha visto girare nelle scale o accompagnato da qualcuno?” Era riuscita a finire la frase senza piangere. La vecchietta ci guardo’ ancora un po’ e poi rispose “No ma se volete entrare a prendere un caffé, se la signora non si sente”

“Signora lei e’ molto gentile, ma abbiamo fretta di trovare il bambino. La preghiamo nel caso in cui lo vedesse di avvertire noi o il portiere, qui su ci sono i nostri numeri” . Provammo alle altre due porte. Non rispose nessuno, segnai diligentemente sulla piantina l’ora e l’esito. Risalimmo al secondo, alla prima porta ci venne ad aprire una colf filippina, mia moglie la riconobbe e provo’ un approccio amichevole “Ciao sono la mamma di Luca, ti ricordi?”

“Buonasera, la signora non e’ in casa”

“No noi volevamo parlare con te” dissi pentendomi subito perche’ lei si irrigidi’.

“Cioe” aggiunse mia moglie “avremmo bisogno di sapere se hai visto la nostra nuova baby sitter con il bambino, perche’ e’ uscita nel primo pomeriggio e non e’ ancora tornata”

“No, non ho visto nessuno perche’ tornata presto a cucinare per i bambini”

“Ma ti ricordi del nostro bambino Luca?”

“Io mi ricordo, io conosco ma ho visto solo stamattina con lei” e indico’ me, lo sciagurato

“Grazie ci puoi dire chi abita qui accanto?”

“La signora Swarz e il dottore”

Ce ne andammo verso un’altra porta, dalla signora Swarz apri una cameriera che ci annuncio’ che la signora non era in casa e non riuscimmo a farci capire su altri argomenti. Alla terza porta non si fece vivo nessuno. Risalendo le scale mi venne un’idea “te la senti di fare da sola per un po”? vorrei provare ad andare su alle terrazze e passare da casa per sentire la segreteria “

“Va bene” rispose lei

Risalii a piedi per dare un’occhiata piu’ attenta nelle scale e cercare qualcosa che poteva esserci sfuggito. Passai al quarto, al quinto al sesto, al settimo fui attratto da uno strano luccichio sul tappetino. Mi avvicinai e chinandomi scoprii che tra la porta e il tappetino c’era una catenella, una piccola catenella per tenere il ciuccio, proprio come quella di Luca.

Cercai di fermare il primo impulso quello di bussare e chiedere subito di Luca, poi di correre a chiamare mia moglie. Mi sedetti sulle scale a pensare, chi poteva esserci dall’altra parte e cosa poteva essere successo a Luca. Era la mia possibilita’ di riscatto dovevo agire ma con prudenza, non rovinare tutto con la mia irruenza, ma anche agire in fretta e non perdere tempo prezioso. Non so quanto tempo passo’, ero in una sorta di intorpidimento e non riuscivo a cavare una soluzione. Alla fine mi alzai dallo scalino e andai a bussare. Mi apri’ un uomo giovane in maniche di camicia.

“Buonasera, sono l’inquilino del piano di sopra, cioe’ del dodicesimo, mi scusi se la disturbo ma sto cercando mio figlio che si e’ allontanato con la baby sitter e non vediamo tornare, siamo preoccupati, io e la mamma, e prima di avvertire la polizia stiamo cercando nel condominio se qualcuno li ha visti”

La faccia dell’uomo mi sembro’ sorpresa poi si rabbuio’ “ Io le consiglierei di chiamarla subito la polizia”

Mi sentii gelare mentre nervosamente mi rigiravo tra le dita la catenella che avevo in tasca “Si ha ragione ci ho pensato anch’io ma mia moglie ha insistito per essere sicuri che non ci siano falsi allarmi e che sia solo un ritardo, sa la ragazza e’ la nostra nuova baby sitter e potrebbe aver…”

“Scusi, ma perche’ allora cerca negli appartamenti, forse dovrebbe andare al parco o per strada. Comunque entri un attimo”

Non me lo feci ripetere, entrai e appena messo piede in casa mi accorsi dell’odore di cibo e di un vocio lontano.

“Venga mi segua in salotto, le porto un po’ d’acqua”

Era perentorio e teneva ancora questo atteggiamento di brutale distanza come ce l’avesse con me. Torno’ con l’acqua e io bevvi, ancora una volta ubbidendo.

“Si segga pure facciamo due chiacchiere”.

La situazione si faceva surreale non avevo voglia di chiacchierare, non avevo tempo di stare seduto, non avevo la pazienza di farmi offendere da uno sconosciuto.

“Come si chiama suo figlio? E quanti anni ha?”

“Luca, ha due anni”

“Com’era vestito”

“E’ vestito di blu con pantaloncini e felpa” rispondevo senza reagire, quando suono’ il campanello.

“Mi scusi, vado a vedere chi e’”

sS alzo’ e usci dalla porta, diedi un rapido sguardo alla stanza cercando di capire di piu’ di questo strano uomo, la stanza era ordinata e semplice con un solo angolo molto confuso dove era ammonticchiato un po’ di tutto, giocattoli fogli giornali. Feci per alzarmi e sbirciare quando sulla porta comparve mia moglie. Avevo completamente dimenticato che anche lei faceva il giro del palazzo ed eccola sempre piu’ stanca, sempre piu’ nervosa con gli occhi assenti e impauriti. Appena mi vide sembro’ sollevata, quell’uomo emanava una strana inquietudine.

“Prego si accomodi, chiedevo a suo marito alcune informazioni sul bambino. A che ora e’ scomparso?”

“Scusi ma perche’ parla di scomparsa? Noi siamo solo in ansia per un ritardo della baby sitter” persi la pazienza e mi incendiai, arrossi e mi fermai solo per gli occhi tristi di mia moglie che in fondo mi chiedevano lo sforzo di tenere la calma per non perdere nessuna occasione.

Lui fece finta di non accorgersi della mia rabbia e rispose con calma

“Serve solo ad aiutarvi, allora a che ora?”

“Credo verso le tre di oggi pomeriggio”

“Ah, ma sono poco piu’ di due ore la baby sitter potrebbe essere gia’ tornata mentre noi siamo qui a parlare. Forse siete solo un po’ ansiosi, o forse le ore non coincidono, siete sicuri che sia uscita con il bambino alle tre?”

“No” rispose mia moglie di corsa “ non siamo sicuri, anzi io credo che mio figlio sia scomparso stamattina. Per questo siamo preoccupati.”

“Quando avete sentito l’ultima volta la baby sitter”

“Alle 12 per il pranzo del bambino” provai io con sicumera

“Beh allora…

“Allora cosa?” chiesi preoccupato ma anche imbarazzato da quell’interrogatorio fuori luogo.

“Allora gli orari potrebbero coincidere. Sa io ho tre bambini e mia moglie aspetta il quarto. Stamattina dopo la spesa lei e’ risalita il ascensore e il caso ha voluto che invece di schiacciare il 7 piano sia scesa per sbaglio al 5. Appena scesa dall’ascensore ha trovato un bimbo di circa due anni sul pianerottolo che si aggirava da solo. Lo ha portato con lei su e adesso e’ di la’ che gioca con i nostri bambini”.

Io e mia moglie ci alzammo di scatto per correre da nostro figlio, perche’ non poteva essere altro che Luca, ma lui ci sbarro’ la strada.

“Calma, non sono ancora sicuro che il bambino sia il vostro troppe cose non coincidono, gli orari, per esempio, e il vestito il bambino che e’ di la’ porta una polo bianca. Non sono sicuro che siate voi i genitori”. La polo bianca, gia’ la mattina Luca era uscito con la felpa ma poi la felpa gliela avevo tolta perche’ faceva caldo.

“Certo che siamo noi” piagnucolo’ mia moglie

“E per quanto riguarda la polo bianca e’ vero Luca stamattina sotto la felpa aveva una polo bianca. L’avevo scordato. E’ sicuramente Luca, quanti bambini vuole che si perdano in un condominio?”

“Spero nessuno” e mi scruto’ feroce “voglio solo rassicurarmi che siate i veri genitori e capire come risolvere il problema della baby sitter. Probabilmente bisognera’ avvertire la polizia e denunciarla”

“Certo” rispose subito mia moglie “la denunceremo appena Luca sara’ a casa”

“Si’ risolveremo il problema con la donna appena potremo riabbracciare Luca, pero’ mi tolga una curiosita’ perche’ non ha chiamato subito la polizia quando sua moglie ha trovato il bambino?” si vede che mi stavo rilassando perche’ feci quella domanda con leggerezza.

“ Chi le dice che non l’abbia fatto?”

Mia moglie non resse e scoppio’ a piangere, non riuscii a trattenermi neanch’io e cominciai a piagnucolare.

“Potete spiegarmi a questo punto come sono andate veramente le cose?”

“Le spiego tutto ma ci faccia vedere il bambino” dissi

Ci inoltrammo in un lungo corridoio da cui provenivano sempre piu’ vicine le voci dei bambini, e arrivammo alla porta. Ci sbarro’ di nuovo la strada: “Ve lo faro’ solo vedere, lo riprenderete dopo avermi detto tutto”. Cosi’ fece, apri’ uno spiraglio di porta e mia moglie infilo’ la testa. Aspettai un attimo e provai a sbirciare anch’io. Luca stava seduto al centro della stanza e giocava con due bambini un po’ piu’ grandi di lui. Aveva la polo bianca ed era senza scarpe. La porta fu subito richiusa.

“Quello e’ nostro figlio, e lei non puo’ impedirci di riprenderlo!” disse secca mia moglie

“Ve lo riconsegnero’ appena sapro’ come sono andate le cose oppure aspettiamo la polizia e lasciamo decidere loro cosa fare”

Ritornammo in salotto mesti, mia moglie non resisteva all’idea di abbracciare il bambino, io avrei fatto volentieri a botte con quello strano personaggio che aveva un’aria saputa e ambigua e che continuava a provocarmi.

“Allora le racconto tutto ma lasci andare mia moglie dal figlio, lei non c’entra niente, le responsabilita’ sono solo mie”

“Va bene”

Raccontai ogni cosa senza tralasciare nulla, senza risparmiarmi nulla, alla fine quel racconto mi sollevo’.

“Ho fatto bene a non avvertire la polizia dunque” rispose lui

Di nuovo mi sgorgo’ una lacrima e passai rapidamente dalla rabbia al compatimento di me e infine alla gratitudine per quel sempre piu’ strano personaggio.

“Avevo intuito una storia del genere, perche’ il bambino era pulito, sereno e allegro. Ma come ha potuto dimenticare un bambino cosi’ piccolo, suo figlio, da solo in un ascensore?”

“ Non lo so”

“Facciamo cosi’ lei mi sembra pentito abbastanza, vi lascio portare a casa il bambino perche’ e’ tardi ma ad una condizione”

“Quale?” risposi d’impeto non sapendo in quale condizione d’animo mi trovavo, rabbia dolore e commozione

“Che nei prossimi giorni, a orari che stabiliro’ io, possa vedere e controllare il bambino”

“Non può, con quale criterio pensa di poterci controllare? E’ stata la mia sbadataggine, la mia idiozia, mia moglie non c’entra nulla, lei è la migliore delle madri”

“Guardi che su questo punto sarò irremovibile, lei o sua moglie mi porterete qui il bambino ogni pomeriggio, altrimenti sarò costretto ad avvertire la polizia”.

Mi giravano i mente le parole giuste per definirlo: un pazzo, un ricattatore, un egoista idiota. Invece allungai la mano “Accordo fatto” e corsi a prendere Luca e la mamma. In fondo, pensai risalendo le scale, è il meno che potesse capitarmi.

 

maria pia ammirati

 

27 luglio 2008

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