Due Mogli – 2 Agosto 1980

due-mogliE in mezzo a tutti quei pensieri, le notizie del mondo che entrano indisturbate come i ladri, che anche se vuoi tenerli lontani ti tengono d’occhi

Sembrava una scena di guerra, con il disordine e lo stordimento della gente intorno, la paura che aveva bloccato la città.

Passarono accanto a corpi coperti da lenzuola, a scarpe bottiglie
stracci sparsi ovunque e figure che vagavano chiamando nomi.

Gli sembrarono morti infiniti (…) Il sangue si impastava con la polvere dei calcinacci sui vestiti laceri e su pezzi di pelle scoperta

Il senso più sollecitato era l’olfatto, il naso pizzicava
per l’odore dolciastro, e ora era invaso anche dall’odore del
sangue e dall’acidità del sudore.

Le gravidanze le stavano succhiando tutto, le drenavano calcio, vitamine ed energie. Le svuotavano i seni, le riempivano i fianchi. Si faceva schifo, i primi mesi si faceva schifo a rivedersi senza forme.

L’Italia delle vacanze d’agosto, sospinta dalle macchine, dai treni
e dagli aerei, piena di frenesia trattenuta sulla soglia di un decennio
che sarebbe stato nuovo ma che era vecchio, marcito alla
base dagli anni che lo avevano preceduto e che nonostante la piccolezza delle aspettative e dei desideri degli italiani, l’ombrellone
in prima fila, l’auto familiare, la birra la sera, li puniva, li perseguitava
e li derideva.

Partì la sigla del Tg e tutti tacquero, con Silvano attonito. Aveva finito di essere un ragazzo all’improvviso, come se qualcuno gli avesse programmato una sveglia biologica: alle ore undici di sabato 2 agosto 1980 cambierai di stato e ti trasformerai dal puerile primogenito che sei in un uomo adulto.

Quella mattina il caffè delle undici non sarebbe arrivato. E nemmeno
la sigaretta delle due, quella da fumare durante la passeggiata
sul primo binario, che stava diventando una leggenda

La mattina cominciava presto, all’alba, e a quella maniera era
cominciata anche la mattina del 2 agosto, con l’aggravante del caldo,
terribile in quei giorni.

Mi svegliava mamma, che ogni giorno ripeteva
la stessa frase: «Benedetta mattina, alzati signorina». Non potendo
certo sapere come poi quel giorno sarebbe finito, senza alcuna
benedizione.

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